giovedì 11 aprile 2013

Quelle come me - Alda Merini

Quando si legge Alda merini si comprende la pochezza dell'anima di qualcuno

http://youtu.be/L5b8fBRutBQhttp://youtu.be/L5b8fBRutBQ

mercoledì 10 aprile 2013

Il Potente Precedente

Non vè densità tra le mani del potente il pensiero che lo attraversa 
trasversalmente è quello di affondare e stringere al pugno 
il cotone del denaro che colma le sue tasche.
Non vè densità nelle tasche del falegname 
nonostante il suo pensiero pieno di forma e di intelletto.
Il pensier suo è il cibo per i figli e affonda le mani e i pugni nei trucioli domati, 
sente il proprio avere rubato dal precedente.

martedì 9 aprile 2013

Riflessione superiore.



Riflessione superiore.

Non far d’ogni prete un fascio
Infondo lui è pecora come te
non sempre è pastore
Semplicemente
vive nella presunzione di conoscere
ogni angolo della propria sapienza
come un vero pastore,
del resto. 

domenica 7 aprile 2013

Lettera al Sig. Destino

Caro Sig. Destino, lei si stà occupando ormai da tempo di un folto gruppo di persone che ha portato alla rovina un intero paese, assieme alla Sig.ra Fortuna, e alla Dott.sa Economia siete riusciti a combinare un susseguirsi di guai dai quali sembra impossibile uscire.
Cercherò con la presente di farle capire meglio la situazione, secondo me da lei sottovalutata.
Vorrei farLe presente che vi sono persone meno conosciute di quelle succitate, ma con più grande capacità. Sanno guardare dove mettono i piedi, e non camminano sempre e comunque distrattamente senza preoccuparsi di inciampare.
Vorrei anche fare presente alla Sig.ra Fortuna che non tutti si possono permettere un cane-guida, sempre a causa delle persone menzionate all'inizio della mia lettera.
Sempre a causa di questo gruppo di persone la gente si deve impiccare, o annegare o avvelenare. Mi scusi ma in questo caso lei non centra davvero un bel niente, è per colpa di queste persone inette e ignoranti con grandi titoli che la Signora Italia si è ammalata di malinconia, e ci stà morendo, e non è soltanto per colpa della Dott.sa Economia che ci troviamo in questo pasticcio. perchè non è in grado di fare il suo mestiere.
Oltre a tutti questi problemi che fanno rabbrividire, vorrei renderla partecipe del poco amore che si è instaurato con il vicino del piano di sopra. Il Sig. Tedesco. Sappiamo che la moglie Angela, non è una persona simpatica e di spirito, ma già una volta per litigarci abbiamo messo sottosopra mezzo appartamento della Sig.ra Europa, non vogliamo ricascarci.
Oltre tutto ciò abbiamo anche, Signor Destino, la Signora Terra; si lamenta perchè dall'alto tutti lanciano cicche, lattine carta ovunque e lei da sola ormai non può più ripulire.
Quindi le chiedo cortesemente di pensare lei che ne ha facoltà, a come liberarci di certa gente. E di fare tutto ciò che è nelle sue possibilità per non farci più rimpiangere Il defunto Sig.Passato, ma di lasciare che il bambino Futuro possa crescere felice e senza più doversi spaventare davanti i falsi sorrisi dei nonni Sig.ra Camera e Sig. Parlamento.
Distinti saluti.
Un cittadino Italiano.
Sig. Davide.

venerdì 5 aprile 2013

Langhe.



Dei sensi Langa sensuale.

Tu sinuosa come seni e fianchi
Sabauda dolce donna 
Rapisci spirito e manchi
E seduci
Quando vestita di
Filari raffinati
Trattieni abbandoni
gli sguardi appartati
e puoi cancelli
e puoi, cantine
e poi Belvedere
e puoi castelli,
Muri di tufo gialli
rossi d’argilla
di roccia bigi
Quando l’autunno
prepara abito e colori
Mi streghi di nebbia
che come pizzo ammalia
E ti scorgo appena
Ebbro di effluvi
T’accarezzo
Rischio certo; ma,
ne vale la ammenda
eri tutta vera dunque
non soltanto una antica leggenda.

giovedì 4 aprile 2013

Ricordate la catastrofe di Genova?



Eppur sei tu Zena.

Antica, bella, mascherata, Zena
Vestita di dubbio, di dissenso.
Che hai fatto di torrente terrore
Vestita e strascico di terra.

Dopo il bagordo della mattina
Pomeriggio sepolcro di limo
Accorta mai della dappocaggine
Che ti circondava.

Antica, bella, travestita Zena
I tuoi infingardi
I tuoi inerti
I tuoi incapaci

Consiglieri maledetti
Con pietà svoglia
Che il mal li colga!
Distratta Zena

Antica bella, violentata Zena
Giù nel pozzo
della loro fine,
due bambine.

altri trascinati come
vecchie radiche dalla corrente.
Impetuosa.
Di una signora come te
Che gli sporcan  vestito
Col color della terra.

Antica, bella stretta Zena
I ragazzi ti prenderan
Per mano e condurranno
Ove l’alba si alza
sullo sguardo
severo del mare.
Distolta, distratta. Zena





Novembre 2011. per la tragedia dell’alluvione di Genova per la ragazza diciannovenne che ha salvato il fratellino, e per le due bambine annegate nell’ignoranza di susseguiti potenti che ancor oggi sono inetti e non muovono un dito pur rimanendo indisponenti.

lunedì 1 aprile 2013

Non chiedere al saggio di sbrigarsi



Vengono chiamati i saggi. Sono dieci e hanno il compito di lavare il volto dell'Italia. Almeno così ci si aspetterebbe un commento su un giornale a tiratura nazionale.
No. Se davvero queste persone sono sagge, non devono lavare il volto alla signora Italia, perchè stà combattendo, devono cercare di proteggerla come un gruppo di guardie che usano il cervello invece che i muscoli o il denaro. La devono proteggere da chi le alza la gonna e nasconde la mano, dai burocrati, che l'hanno presa in giro come fosse una bambina, da chi la vuole, anche se in buona fede, limpida. Ma rigorosamente in steaming. Infine, devono farle da scudo dai mezzivincenti, che non hanno saputo puntare sul condottiero giusto. 
Insomma, se davvero siete saggi, prima di scegliere cosa fare quale direzione prendere o su quale cittadino, cavaliere, professore o compagno, dobbiate contare, chiudete il pugno e li seduti appoggiatelo sul ginocchio e sulla mente e; ascoltate. 
Ascoltate soltanto la parola di uno di quelli che alla signora Italia vuole bene e come lui altri, e altri ancora, se davvero siete saggi non andate di fretta alzate lo scudo del pensiero e difendetela. Noi capiremo.

Il pensiero di un piccolo saggio italiano.
La saggezza non dovrebbe contemplare ciò che il denaro ha lentamente divorato, piuttosto quello che il silenzio del semplice non può comprare.