lunedì 6 maggio 2013

Se sentite che ha aggiunto qualcosa alla vostra vita.


La meritocrazia la devi subire.

Ho conosciuto nella mia vita diversi professori, di scuola superiore. Quasi tutti sono sempre stati gentili e/o professionali, mi trovo quest'ultimo anno a vedere da vicino il lavoro di alcuni di essi perchè ci sono dentro, dall'altra parte della cattedra. Sono uno studente. Le mie fotografie magari tradiscono la mia età, ora mi spiego, è che mi sono svegliato tardi anche con la scuola e adesso devo faticare due volte per prendere il mio agognato diploma I.t.i.s, Pubblica serale. Si, serale, si pubblica  e ellora? E lo so che il buon Silvio ha deciso di deridere le scuole serali, chi le frequenta, e di tagliare ogni fondo per mantenerle, senza rendersi conto però, a suo tempo, di aver incaricato una ministra dell'istruzione incapace, che aveva frequentato la scuola a Milano e poi aveva dato l'esame a Reggio di Calabria, chissà perchè poi?!? Ma questa è un'altra storia.
La riflessione del giorno è questa. Si sentono suonare campane a destra e a manca sul problema della "selezione naturale dello studente" e sulla "meritocrazia" che dovrebbe esserci tra studenti e insegnanti. Bene da ragazzino la meritocrazia la vedi come una cosa politica e non ti passa nella mente che possa esser qualcosa di estremamente utile, dunque perchè impegnarsi a fondo? In effetti se mi ci rivedo anni fa mica faceva una grinza. Il problema sorge quando sei adulto e ti devi confrontare con professori ovviamente adulti, da adulto. Cominci a comprendere un po il funzionamento, cominci a capire come mai alcune cose funzionano e altre no, insomma riesci a vedere quello che quando eri un ragazzino non potevi vedere. Alcune cose sono uguali a quelle di una volta, dunque un buon professore, è sempre un buon professore, con il quale parlare, confrontarsi, e cercare di trovare una quadra quando sei nei guai, poi c'è la professoressa che vede soltanto tutto di colore rosso degli anni sessanta, lotta di classe e tutto ciò che ne è scaturito. Poi ci si trova anche davanti la tipologia di professore, quello che non ha capito cosa vuol dire essere professore, quello che da ragazzino era un secchione tutti lo prendevano in giro e riversa la sua frustrazione su chi adesso DEVE subirla, (vi assicuro che non si fanno sconti nemmeno agli adulti) senza che si rendano conto di quanto sono ridicoli ai nostri occhi. Ma tant'è ci sarebbe da parlare per ore. La cosa che davvero salta all'occhio però ad un adulto che si avvicina alla scuola come studente è che un adulto vede la differenza netta che c'è tra un professore precario e un professore di ruolo. Il professore di ruolo forte della sua "capacità" si può permettere di essere intransigente e di non seguire gli alunni , ma soltanto il suo programma che deve andare avanti a tappe forzate e non può ricevere battute di arresto si deve combarrete e chi rimane indietro perirà, non vè via di fuga, non siamo mica l'esercito degli Stati Uniti d'America che non lasciano indietro nessuno. Qui siamo la scuola italiana e ce ne sbattiamo. E' ora di meritocrazia!
Se guardo i professori precari, loro si che cercano di darti una mano, ti spingono, cercano di starti vicino e se necessita fermano il programma anche per due settimane ma non lasciano indietro gli studenti, forti del contrario dei professori descritti prima, a loro arrivata l'estate li licenziano, e allora che hanno da perdere? Bravi davvero, la meritocrazia non deve soltanto far saltare fuori i migliori altrimenti si chiamerebbe migliorcrazia, che secondo me è quella che esiste negli USA dove il migliore di solito ha lo sponsor. La meritrocrazia secondo me dovrebbe essere dalla parte del professore che aiuta tutti gli studenti e non dalla parte degli studenti che subiscono il professore.    

domenica 5 maggio 2013

Il buon Franceso.

Oggi la riflessione mi ha attraversato mentre guardavo una ragazza in carrozzina, e davanti aveva un signore vestito di bianco.
In mezzo a tutto il putiferio politico, sociale, la violenza, i problemi di ogni grado e sorta, proprio in mezzo a tutto ciò sbuca a volte alta una persona, perchè di questo si tratta. Questa persona ha deciso di scavalcare, per quanto possibile, i muri che lo circondavano per passare, dall'altra parte, una fiumana di persone aspettava. Non s'era mai vista una cosa simile. Scende i gradini, non di un altare, o dell'entrata di una cattedrale, circontato da fotografi, ma di un mezzo. Un'auto. Quella che lo porta in giro tra le gente, scende, si guarda intorno e decide di mischiarsi, decide di avvicinarsi, decide di sorridere e di salutarli. Solitamente vedo certe cose con distacco. Per una volta però, non voglio pensare che è soltanto un personaggio, e nemmeno voglio fermarmi e credere che tutto il mondo che ci circonda è falso, per una volta voglio guardare e senza pregiudizi immaginare. Mi immagino, per quanto possibile, di essere in carrozzina in mezzo a una folla e di non poter vedere niente perchè la gente che mi stà davanti mi permette al massimo di criticare la sclta delle scarpe di chi mi stà davanti. Non ho la presunzione di sapere come ci si sente ma ho in fondo al cuore una lacrima che mi fa capire che per alcune persone non è Vasco Rossi, o un calciatore preso a caso nel mucchio, o peggio ancora un politico, a volte per alcune persone l'idolo è il bene. Si, il bene, che nella nostra cultura ha una rappresentanza ben definita. Prima di sentire parlare con una cadenza argentina, le persone che l'hanno preceduto, hanno saputo soltanto comportarsi come politici, non come bene. Avremo molto tempo per tirare le somme ma adesso, se vedessi la gente che si apre davanti a me e se non potessi alzarmi da questa carrozziana, se vedessi il bene che mi si avicina, che mi stringe la mano e che mi sussurra qualche parola buona, allora non potrei pensare nient'altro che una piccola frase comune a tutti. Bravo Cesco. 

sabato 4 maggio 2013

Si sente suonare?



Dipinto d’un pianista

Tre Torri eleganti,
il cielo mio sorreggono
D’edera le mani cingono 
il mio dentro
Arte è il tuo sguardo
Può far di me pittura
Sulla tela dell’oggi
Tuo ricordo di domani
soffia pianoforte
sinfonia della mia sorte.
Strappa le catene
per me bramante,
ciascun rischio
è mai declinato
ciascun lasso di tempo
età, epoca, era
dell’immenso mondo immortale

venerdì 3 maggio 2013

For Me Formidable

Oggi ho avuto la fortuna di stringere la mano a Massimo Gramenllini. For Me Formidable!

giovedì 2 maggio 2013

Gli spara sentenze.

Mid West, è una bella giornata, la mamma decide di andare a preparare il bucato, parte col cestone va in veranda e comincia a caricare la lavatrice. Dopo poco, i classici cinque minuti, Bang!
La mamma si precipita in casa non capisce urla e chiama i figli, una stanza, l'altra, poi la cucina. La scena è terrorizzante la figlia è riversa a terra in un bagno di sangue e il fratellino la guarda, hanno due e cinque anni.
In Italia questa notizia ha chiaramente fatto eco, si è sparsa a macchia d'olio benchè i telegiornali fossero più interessati al governo Letta (niente di male tra l'altro).
La riflessione di oggi è: nel cuore di chiunque una bambina che muore fa male come non poter più vedere la luce, ma se è un omicidio fratricidio non è comprensibile se poi si tratta di bambini così piccoli davvero non è concepibile, attenzione non è concepibile nemmeno negli USA.
Il luogo dove è avvenuta la sparatoria è il Kuntuky.
E' qui che noi europei e soprattutto noi civilissimi italiani sfreghiamo contro il sistema americano. Eppure, gli stati uniti sono così distanti che non possiamo capire.
E' fuori discussione che un'arma ad un bambino ancor più se è un regalo non ha senso ma non ha senso da questa parte dell'oceano. Da dove nasce questo amore per le armi da fuoco negli Stati Uniti? Nasce esattamente da dove noi abbiamo cominciato a conoscerla, Dai film western, anzi, dalla vecchia conquista del west, scatenata dagli stati confederati alla fine del IXX secolo. Insomma quando le immense distese di praterie erano abitate in gran quantità da coyote, e linci, e puma e orsi e qualunque animale feroce vi passi per la testa, li dove le fattorie erano distanti tra loro chilometri e chilometri, lì, l'uomo si doveva difendere già allora.
Dall'uomo. 
Questa concezione delle armi è una cultura che affonda negli Usa da sempre, e che per loro è importante quanto la bandiera o quanto la stella appesa alla facciata della casa, (insomma tutte quelle altre cose che noi non comprendiamo è fuori discussione) per immaginarci, sarebbe come da noi estirpare le botte e le sprangate al derby, cosa che colpisce gli americani ogni volta: "Ma come, questi si ammazzano per una partita?" Si è mai sentito di una città messa a ferro e fuoco dai tifosi dei Chicago Bears con feriti, un morto, forze dell'ordine allo stremo, tanto per fare un'esempio?
Dunque? Se uno si ferma e ci riflette lo sport nazionale dell'italiano è denigrare la propria patria e sparare. Si Sparare sentenze.
E' più che assodato che un bambino dovrebbe tenere in mano al massimo un Power Ranger di plastica colorata e non un fucile a canne mozze, ma siccome non siamo in grado di comprendere un sentimento che è buono, che non è nocivo che dovrebbe fare da collante, che dovrebbe essere la base come l'amorpatria insomma se non ci capiamo tra di noi allora lasciamo perdere, non cerchiamo di comprendere un'altra cultura, non ne abbiamo i titoli, quando non capiamo, stiamo zitti e ci facciamo tutti più bella figura.  

Il ragazzino onnipotente.

Il nuovo governo è stato accolto con un nuovo slogan. "Questo è l'ultimo ascensore per risalire." A pensarci però ci hanno urlato in tutti i dialetti, fino a ieri che ci troviamo in emergenza, bene a me hanno insegnato che durante un'amergenza non si devono prendere gli ascensori e che si deve semmai correre per le scale, sempre che si abbia davvero voglia di fuggire.
Si sentono da tutte le parti paragoni col dopoguerra, ieri ad un talk show un fiero (sembrava tornato dal fronte russo) giovanissimo imprenditoreche ha deciso di investire sui luoghi culturali della città di Milano riuscendo nel suo intento. Tanto di cappello, ma la seconda parte del suo discorso mi ha fatto cadere le braccia, il discorso si è evolto spiegando che i giovani d'oggi devono essere più anglosassoni e che devono cominciare a fare impresa fin da giovanissimi come lui, e incalzava il discorso dicendo che non è importante avere una famiglia benestante alle spalle e che questa è una scusa per quelle persone che non se la sentono di cominciare.
La forte famiglia alle spalle si è scoperto essere una famiglia benestante a livello economico. Direi che questa è la cosa essenziale che purtroppo il ragazzo ventitreenne non ha compreso e che se va avanti così non comprenderà rischiando di essere odiato da tutte le persone che lo circondano. Anzi sarà già così.
Avrei voluto essere li per potergli spiegare con buone maniere che si stava sbagliando e che la sua visione della vita era una visione da privilegiato. Insomma è possibile che piova sempre sul bagnato e che chi si trova nella situazione migliore non comprenda la situazione altrui?
Ragazzo. Senti, in Italia ci sono persone che ti potrebbero portare nel taschino perchè più preparate di te. Il problema è che se non ti presenti in banca con un paracadute benchè tu sia un futuro premio Nobel, la banca, ti lancia, si, comunque, ma quando arrivi a terra sarai talmente distrutto da non poterti più alzare, la tua impresa sarà andata a rotoli e il tuo futuro sarà fosco come la selva Dantesca. Di contro se uno proprio non volesse appoggiarsi ad una banca, avrebbe bisogno di avere un fondo da utilizzare, non trovi ragazzo? Bene ora ti informo di una cosa incredibile, la seguente. Pochissimi tuoi coetanei si possono permettere di avviare un'azienda e ancor meno se lo possono permettere di tasca propria come è successo a te, anche se non te ne rendi conto Ragazzino. Scusate lo sfogo che viene dal basso? No chiedi tu scusa per non comprendere i problemi del prossimo!