mercoledì 18 dicembre 2013

Il lottatore.



Il lottatore.

Chiuso nel tuo abbraccio
nell'autunno la tua mano
è il rimanerti in grembo.
Al duomo resta
solo il bianco e il nero
mentre ogni memento
legato ai tuoi mattoni rossi
è tinto di colori
accesi nel mio
amarti intensamente
nel bramarti
ogni anno ai santi
e ai demoni
che ho imparato
a combattere per te.


Perchè a volte prima di amare, bisogna saper combattere i demoni e i santi che vivono il nostro dentro!

domenica 15 dicembre 2013

La storia del signor Angelino.

Ci sono stati gruppi musicali, ci sono state denunce, vittime sono grandi e piccini, basta un momento e tutto è sparito, solitamente, non si trovano più con buona pace dei proprietari. Sto parlando di ladri di biciclette. Qualche mese fa balza agli occhi la notizia che sono state rubate 16 biciclette, ma non biciclette qualunque, quelle dalla nazionale russa di ciclismo per un valore di 200000 euro, ovviamente il furto è avvenuto in Italia.
Se si spulciano i giornali locali si arriva anche a trovare notizie riguardanti i furti che avvengono su tutto il territorio nazionale delle "biciclette in affitto"quelle che i Comuni hanno comprato con i soldi dei contribuenti pensando e sperando in un largo utilizzo da parte della cittadinanza. Anche in questo caso i furti sono sovente la causa della mancanza totale della sicurezza legata all'idea del bene comune. Qui si aprirebbe un enorme discorso articolato su quanto noi povera gente siamo nulla rispetto un sistema che purtroppo ama chi delinque e obbliga a piegarsi gli onesti, ma sorvolo e riporto una riflessione del vicedirettore de La Stampa che in un suo monologo a Che tempo che fa, spiegava come le cose a volte possono essere diverse.

La storia vera tratta di un signore distinto che va in vacanza in Sicilia, ha con se una bellissima e fiammante bicicletta nuova del valore di circa tremila euro, questo signore si reca al porto lascia la bicicletta appoggiata ad un muro senza catenaccio, e va per mare velando per un paio di orette.
Al ritorno trova la sorpresa. Manca la bici. Probabilmente è stata rubata. Si lo è, si decide dunque di fare denuncia, in questo caso si muovono polizia e carabinieri, si mette in moto la macchina dello stato e la bicicletta in circa due ore e mezza viene ritrovata. Il signore, che si chiama Angelino e fa un lavoro "onorevole" ringrazia le sue forze dell'ordine per l'efficienza e la caparbietà dell'operazione. Spero che non vi succeda, ma se dovessero rubarvi la bicicletta fate denuncia, non si sa mai che le cose siano cambiate davvero. Per gli stranieri invece, che siano turisti, o campioni del mondo, non fa differenza, sappiate che purtroppo l'Italia è anche questo. E che un vecchio spot diceva per tutto il resto c'è Master card. Ma soprattutto sappiate che in questo paese le persone oneste ci sono e sono parecchie.  

mercoledì 11 dicembre 2013

I coraggiosi della ragione, della civiltà.



L'inciviltà. Quante volte abbiamo sentito urlare questa parola da destra e da sinistra? Ogni volta che si parla di una protesta si sente quel non so di ribrezzo, perché nei momenti più bui della protesta come quella di Genova messa a ferro e fuoco, dove un giovane è stato colpito a torto o ragione da una pallottola oppure del ragazzo, Luca, che è rimasto quasi folgorato salendo su un traliccio per la protesta No Tav, si ha un agrodolce pensiero diviso a metà tra la durezza delle forze dell'ordine e le ragioni della manifestazione. Sono sceso in piazza anche io questa volta, ci sono andato per raccontare la cronaca di un gruppo, non troppo numeroso, di manifestanti della mia città ci sono andato per la mia piccola testata locale, ma una volta li ho capito che stavo dalla loro parte, che ormai mi ero schierato, che stavo li tra la gente non solo per raccontare ma per presenza, per partecipazione, oltre gli slogan, il megafono, le bandiere, oltre ogni simbolo che una protesta si crea e segue. La protesta è buona fin che rimane tale senza recare violenza a nessuno. Si dovrebbe avere molto più spazio questo post è uno stralcio del mio pensiero che non può stare tutto intero qui dentro.


La riflessione del giorno passa proprio di qui. Abbiamo sentito tutti la notizia che a molti ha dato sui nervi, che ad altri ha recato fastidio, e ad altri ancora ha fatto venire la pelle d'oca, questa azione incredibilmente inaspettata, ha riportato a tutti come stanno davvero le cose questa azione è stata sotto ogni punto di vista quella più coraggiosa in questa protesta che attraversa l'Italia trasversalmente. Sto parlando ovviamente dei poliziotti che hanno deciso di togliersi il casco a pochi passi dai manifestanti. Solo per questa azione il gruppo di poliziotti secondo il mio punto di vista si meriterebbe davvero una medaglia al valore. A seguito di quello che è successo, le alte cariche, gli ufficiali, si sono sbrigati a dire che era un azione prevista e che è stato un ordine dato per placare l'ira della folla. Sinceramente guardando le fotografie di piazza tra i poliziotti vedo dei ragazzi della mia età, sulla trentina, con i miei stessi problemi, vedo ragazzi che fanno un lavoro rischioso, che vengono sballottati da una parte all'altra dell'Italia con pochi giorni di preavviso, vedo ragazzi che vorrei avere come amici, vedo ragazzi che sono stati addestrati, sempre che si possa fare a dare manganellate e a difendersi dietro uno scudo dato in dotazione da mamma Italia mettendo in pericolo la loro stessa salute. Sarò all'antica ma il mio pensiero è soltanto uno, quando ti guardi allo specchio, e vedi te stesso con due facce, una chiusa dietro un casco antisommossa e l'altra sotto un caschetto da cantiere poco importa, la vera vita ti dice che è l'ora di farla finita e di rimanere tutti dalla stessa parte. Non c'è scusante per i Black Blok, non c'è ragione per quelle persone che cercano lo scontro ad ogni costo, non c'è ragione che stia dalla parte dei violenti. La ragione la si deve utilizzare bene, non soltanto per aver ragione di altri, ma per aver ragione assieme. Non potete vederlo ma da parte mia ai poliziotti faccio un applauso e un sorriso, non posso far di più ma il coraggio va riconosciuto. Bravi ragazzi avete dato a tutti una lezione di civiltà!

domenica 8 dicembre 2013

Di Minosse possesso.



Di Minosse possesso.

Rapide promesse alate
Senti. Chiamano, ascolta
Par che sia l’intera aria
A sussurrar t’amo

Dal fondo evapora
Sapor di te
Né biondo né fiondo
Di lucide sibille rapide

Veloci cascate
Dibattono Acqua
Confonde sensi
Di verde

Di rosse gote
E labbra al sol
Di Minosse
Con mar celeste

Sorvola promesse
Ancor l’isola
Dalla vetta all’erta
Del cuor tuo

In cui guardo
Su cui scrivo
Di tempeste
Entro quali ho volato

Raggelato compreso
Di per sé sapere
Il mio tanto velato
Esser tuo possesso alato.



venerdì 6 dicembre 2013

I versi di un ragazzo che ci crede.

E' inverno sulle montagne, è inverno qui dove la violenza ha preso piede, è inverno qui dove la guerra si combatte anche con una poesia. Le montagne sono quelle dell'Afghanistan, la guerra è quella in cui anche noi italiani facciamo la nostra parte.
Scovo su un quotidiano nazionale (questa volta lo cito) "LaStampa"che si parla della passione per la letteratura, scopro con entusiasmo che seppur con un micro video e un micro articolo, anche i grandi giornali parlano di poesia. Parlano di quella poesia scritta dove più serve, scritta dove la libertà per molti è ancora un miraggio, dove la libertà può celarsi nei versi di un ragazzo che ci crede. La piccola intervista ha come protagonisti dei giovani, che scrivono poesie ironiche, contro la guerra, perchè laggiù ce n'è bisogno.





Di poesia se ne parla ovunque, basta aprire un sito e cercare la parola in versi e si viene letteralmente sommersi da strofe di persone sconosciute che amano scrivere poesia. Negli ultimi tempi, la poesia si è evoluta, ha preso e sta prendendo una sua nuova forma, il verso libero la fa da padrone e la maggiorparte delle strutture poetiche sono andate a farsi benedire, come direbbe qualcuno. Questo legittima tutte quelle persone che si credono "letterate" a sparlarne in barba a tutti quelli che ci mettono il cuore. Perchè è questo il problema. Le persone troppo legate ai dogmi grammaticali non capiscono che dentro ai versi non deve esserci per forza un endecasillabo, deve esserci invece la convinzione da parte di chi ha scritto, che quelle parole possano toccare il cuore, e far apparire un sorriso sul volto di chi legge. La poesia deve poter trasportarti in un mondo diverso, deve poterti far pensare alla persona amata, deve poterti stringere il cuore. Fermiamoci un attimo a pensare, quello che adesso ha la possibilità di farlo è. La canzone, quanti versi di canzoni conoscete, migliaia giusto? Credo dunque che la poesia moderna debba per forza di cose somigliare sempre più una canzone pur rimanendo una poesia. Il mio raccapriccio è leggere un antologia di poeti vari dove trovo almeno quattro o cinque poesie che si intitolano "Vita" oppure "gli Amanti", oppure ancora "Etereo." Credo che chi mi abbia già letto in precedenza possa capire quanto sia impotante per me un titolo. Un titolo non deve essere parte della poesia deve essere un fondamento, deve essere la scintilla che permette al lettore di ricordarsi di cosa si tratta e possibilmente di chi scrive, perchè anche questo è lo scopo del poeta.   

In Afghanistan dove l'informazione di massa non la fa ancora da padrone, si pensa che nel tempo, "alcuni diranno di essere poeti gli altri diranno che amano ascoltare le poesie". Spero che la mentalità cambi e che ci si riconosca un giorno in una poesia oltre che in una canzone.

Ci ha lasciato un grande che amava la libertà. Questo grande era di colore e più ancora era uno che i colori li aveva dentro. Questo signore abitava in Sudafrica ed era da tutti considerato una specie in estinzione era un saggio. Io ho un nipotino di colore che ha a che fare ogni giorno con mio papà, suo nonno. Anche Nelson era un nonno, ho pensato potesse essere un buon pensiero per ricordarlo.



Il bambino colorato.

Tu colorato di castagno
Cresci alle caviglie
Del nonno come erba
Come Primavera.

Tu che hai sguardo
E fiato e riccioli
Come rivoli di vita
Come Pruno

Tu che raddrizzi
I rami così contorti
Dell’uomo che più t’ama
Come Bria n.

domenica 1 dicembre 2013

L' Eleganza

Forse aprendo il vostro personal computer avete notato l'immagine ricordo di una donna che è subito riconoscibile. E' Maria Callas. Quando si pensa a lei si pensa subito alla musica che forse soltanto lei era in grado di interpretare in quella maniera. Purtroppo, come la maggior parte della gente non conosco così bene l'opera da poterne parlare in maniera precisa e approfondita, non sono il tipo da lanciarmi in descrizioni e pensieri profondi senza conoscere ciò di cui parlo.
Vi è una cosa però di cui posso parlare. Una di quelle cose che saltano agli occhi di tutti. Posso parlare di quello che vedo, posso parlare di quello che una rapida ricerca su internet mi permette, posso guardarla e posso comprendere la parola che su ogni altra cosa la identifica. La sua Eleganza.


(Come una vera diva anche nel video si fa aspettare, datevi quattro minuti e mezzo per ascoltare l'aria che tutti conosciamo.)


Questa parola è una parola che sembra essere sparita, proprio dal paese che tanto si vanta di avere fondato le grandi case di moda, di essere stato la culla dell'opera, e di aver dato i natali ai più grandi ed eleganti artisti dell'affresco.
In queste settimane va alla grande un programma televisivo dedicato alla musica dove alcuni personaggi che stanno emergendo non cantano, al massimo urlano, dove sempre questi ragazzi, si presentano in ciabatte, e ne vanno fieri. E' vero che i tempi cambiano, è vero che l'abito non fa il monaco, ma sicuramente per alcune persone l'eleganza non è semplicemente un modo di vestire, l'eleganza è raccogliere un oggetto caduto al supermercato, l'eleganza è lasciare il posto ad una donna incinta, l'eleganza è dare indicazioni ad un turista che si è perso nelle nostre immense città dalla bellezza magnetica, l'eleganza dovrebbe trasparire dai piccoli gesti che restituirebbero a questo popolo sempre più barbaro un minimo di garbo e gentilezza.
E' chiaro che l'eleganza intesa come espressione personale si è persa, raramente ci si imbatte in una persona che davvero si possa dire elegante, forse è proprio per questo che esistono questi video in bianco e nero che ci permettono di vedere e non soltanto sentire la grnde figura di Maria Callas, per ricordarci che le donne e gli uomini sapevano cosa volesse dire essere elganti, e faci sentire messi in un angolo dove le nuove mentalità, e i mille altri motivi ci hanno spinto facendoci sembrare così piccoli e trascurati di noi stessi.